Pianificare il fine vita con le DAT: a che punto siamo?

Nel Regno Unito, l’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus sembra stia spingendo le persone a pianificare e mettere per iscritto i loro desideri per il fine vita, alcuni per la prima volta, sfruttando due strumenti che, dal 2017, abbiamo anche in Italia:

  • Il Living Will, che corrisponde alle nostre DAT – Disposizioni Anticipate di Trattamento.
  • Le Advance Statements, che corrisponde più o meno alla nostra Pianificazione Condivisa delle Cure.

Secondo quanto riportato da The Amateours Guide, nel mese di aprile 2020 il sito gratuito MyDecisions.org.uk (dove le persone possano registrare i loro desideri per cure e trattamenti futuri) ha visto il numero di “Living Will” aumentare del 160% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre le “Advance Statements” sono aumentate del 226%.

E in Italia?

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, in un articolo del 16 dicembre 2020, ancora il 30% degli italiani ignora l’esistenza delle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT).

I motivi che bloccano la diffusione delle DAT sono principalmente di 4 tipologie diverse:

  1. Culturale. In sintesi: quando si sta bene e si è giovani, si preferisce rimandare queste scelte; quando si è anziani o colpiti da patologie, si è troppo coinvolti e non si sa cosa scegliere.
  2. Organizzativo. Non c’è uniformità a livello nazionale, molti Comuni non hanno strutture adeguate a recepire le DAT e la banca dati nazionale non è ancora pienamente operativa.
  3. Religioso. Per alcuni le DAT sono una pratica contraria al Vangelo e ai precetti cattolici (principalmente perché c’è una grande confusione su ciò che si può scrivere nelle DAT. Ad esempio: sottoscrivere una DAT non significa chiedere l’eutanasia). 
  4. Informativo. Le istituzioni non hanno fatto una campagna di comunicazione dedicata e tantissimi cittadini non sanno dove devono andare o cosa possono o non possono scrivere.

Questi dati sono confermati e, purtroppo, rafforzarti anche dall’Associazione Luca Coscioni che – in data 14 dicembre 2020 – sottolineava:

  • L’assenza assoluta di una campagna informativa istituzionale dedicata alle DAT.
  • Il ritardo di otto mesi della relazione al Parlamento sull’applicazione della legge.
  • L’impossibilità di video-registrare le DAT, che limita ulteriormente la piena applicazione della legge.

Per approfondire

Il Sole 24 Ore – Biotestamento, dopo tre anni ancora molti ostacoli per l’applicazione della legge

Associazione Luca Coscioni – Il testamento biologico compie 3 anni

Per i nostri soci

I soci SO.CREM Bologna, interessati a redigere le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), possono fare riferimento alla nostra Associazione. Leggi alla pagina Disposizioni Anticipate di Trattamento

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