Parlare di morte nelle scuole: un progetto italiano

Parlare di morte nelle scuole: un progetto italiano

La Federazione Italiana Cremazione, che raggruppa le SO.CREM dislocate sul territorio italiano, presenta il progetto: “Gli adolescenti di fronte alla morte”.

L’idea nasce dalla volontà di parlare della morte e del lutto nelle scuole, iniziando dagli adolescenti tra i 16 e i 19 anni, considerandone gli aspetti sia psicologici sia filosofico-esistenziali.

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In arrivo nuovi corsi su lutto, morte e morire

In arrivo nuovi corsi su lutto, morte e morire

All’interno della proposta formativa della neonata Scuola Capitale Sociale, ci preme segnalare il percorso Tanatologico, con corsi ideati appositamente per approfondire i temi legati al lutto, al morire e alla morte.

Destinati sia agli operatori (sanitari, funebri, volontari) sia ai cittadini interessati, i corsi sono attualmente in via di creazione, ma possiamo già anticiparvi alcuni degli argomenti che saranno trattati:

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Il desiderio di continuare a comunicare con i morti: 4 esempi

Che cosa hanno in comune il telefono del vento del giapponese Itaru Sasaki, la serie TV statunitense UPLOAD, il non più attivo Afterlife Telegrams e Radio Deejay?

In apparenza nulla, in realtà sono quattro esempi che mettono in luce il bisogno umano di continuare a parlare con i defunti, di mantenere vivo il dialogo con chi abbiamo amato e perso.

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Chagall e La Fontain: 4 favole sulla morte

Forse non tutti sanno che, nel 1926, a Marc Chagall fu affidato il compito di illustrare le celebri Favole di La Fontaine. L’abbiamo scoperto visitando la mostra “Chagall. Sogno e magia”, allestita a Bologna all’interno di Palazzo Albergati fino al 1° marzo 2020. 

Osservando le magnifiche illustrazioni realizzate da Chagall, non ci siamo stupiti di trovare diverse tavole dedicate al tema delle morte. Ogni favola di La Fontaine ha infatti un profondo significato morale e nasce per svelare gli aspetti più reconditi della natura umana.

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Quando muore il migliore amico: cinque consigli

È la persona con la quale abbiamo condiviso parte della vita, che ci ha consolato quando siamo stati tristi, che ha riso con noi fino ad avere mal di pancia, che ci ha abbracciato, senza dire niente, quando ci siamo sentiti soli e spaventati. È il nostro migliore amico e la sua morte è un evento terribile, quanto perdere un genitore o un coniuge.

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Prepararsi per tempo alla morte: un progetto irlandese

Think Ahead – letteralmente Pensa in anticipo – è il nome del progetto della Irish Hospice Foundation nato per aiutare i membri del personale a discutere e a registrare i desideri dei pazienti in caso di emergenza, malattia grave o morte, cosicché tutto sia pronto all’aggravarsi della malattia o al momento della morte. 

Ma il progetto non è rimasto tra le pareti dell’hospice…

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Nuovi corsi alla scuola di tanatologia

Siamo lieti di annunciare che, a partire da febbraio 2020, riprenderanno i corsi della scuola di tanatologia fondata a Bologna dal Prof. Francesco Campione, presidente dell’Associazione Rivivere.

Attenzione! Per iscriversi ai nuovi corsi è necessario inviare una mail a info@clinicacrisi.it entro il 31/01/2020

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9 idee per ricordare i defunti durante il Natale

Ispirati da un articolo pubblicato sul sito Whatsyourgrief.com, abbiamo scelto di condividere con voi 9 idee per ricordare i vostri cari defunti, approfittando dei momenti che trascorrerete insieme alla famiglia durante le feste di Natale.

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I bambini comprendono la morte? In che modo?

La morte è un mistero difficile da definire a qualsiasi età. Da adulti cerchiamo di darle delle spiegazioni, per cui c’è, ad esempio, chi considera la morte come un passaggio verso un Altrove variamente connotato o verso un’altra vita, e chi invece come una luce che si spegne e resta solo il nulla.

Ma da bambini? In che modo i bambini possono comprendere la morte?

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Parlare della morte fa bene. L’esperienza di una docente americana

«Parlare apertamente della morte ha alleviato molte delle ansie dei miei studenti, insieme alle mie. Studiare i modi in cui altre culture affrontano la fine della vita ci ha permesso di vedere che esiste una varietà di possibili risposte alla fragilità e alla finitudine umana, e ci ha aiutato a riconoscere che la morte è parte integrante della vita. E questa è una buona lezione per tutti noi».

Con queste parole, la Prof.ssa Anita Hannig, docente alla Brandeis University (Massachusetts, USA), sintetizza l’esperienza vissuta durante l’insegnamento al corso “Antropologia del morire e della morte”, che lei stessa ha fondato nel 2016. 

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