E se non si morisse più?

E se non si morisse più?

Che cosa succederebbe se la morte si prendesse una vacanza e le persone smettessero di morire?

Nel romanzo Le intermittenze della morte, José Saramago immagina un paese in cui, dalla mezzanotte di un giorno qualsiasi, le persone smettono di morire.

Un romanzo estremamente moderno, che ci fa riflettere sul ruolo anche sociale della morte e sull’interruzione volontaria della vita.

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Il dolore che non va via

Il dolore che non va via

Condividiamo con voi un’interessante riflessione sul tema del “dolore che non va via”, ovvero quello che in psichiatria viene definito “lutto prolungato”.

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Donare il proprio corpo alla scienza

Donare il proprio corpo alla scienza

Approvate due anni fa dalla Commissione Affari Sociali della Camera, le “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post-mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica“.

Queste norme regolano il modo in cui una persona può dichiarare la propria volontà di donare il proprio corpo alla scienza.

Ma cosa significa donare il proprio corpo? Devo pagare qualcosa? Come si può esprimere tale volontà? Scopriamolo insieme.

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Come mantenere i legami con i defunti

Come mantenere i legami con i defunti

L’elaborazione di un lutto ha due facce:

  • una è l’assenza. La nostra vita va avanti e, per costruirci un nuovo equilibrio, dobbiamo lentamente abituarci alla mancanza di chi abbiamo amato e perduto.
  • una è la presenza. Resta l’amore, restano i ricordi, resta tutto quello che la persona ha significato per noi.

Anche se fa soffrire, non possiamo cancellare chi ha fatto parte della nostra vita; significherebbe lasciare un vuoto enorme non solo dentro di noi, ma anche nella nostra famiglia.

Quindi: come fare per mantenere i legami con i nostri cari defunti?

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Da aprire dopo la mia morte

Da aprire dopo la mia morte

Tenere in casa una cartellina con sopra scritto: “Da aprire dopo la mia morte”, con dentro tutti i documenti utili a gestire il post-mortem.

Macabro? Tutt’altro! Si tratta di un’ottima idea emersa grazie ai nostri Soci che, con grande serenità e pragmatismo, spesso ci dicono:

«Mi fa una copia del documento? Così lo metto in casa, nella cartellina “Da aprire dopo la mia morte”».

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Il significato di Buona Morte

Il significato di Buona Morte

Quali caratteristiche dovrebbe avere la morte per essere una “Buona Morte”? Ne parliamo grazie a uno studio americano che ha analizzato i desideri dei malati terminali.

La ricerca ha infatti rielaborato le testimonianze di pazienti terminali, familiari e operatori sanitari insieme a 36 differenti studi sul tema della morte e del morire.

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Parlare di morte nelle scuole: un progetto italiano

Parlare di morte nelle scuole: un progetto italiano

La Federazione Italiana Cremazione, che raggruppa le SO.CREM dislocate sul territorio italiano, presenta il progetto: “Gli adolescenti di fronte alla morte”.

L’idea nasce dalla volontà di parlare della morte e del lutto nelle scuole, iniziando dagli adolescenti tra i 16 e i 19 anni, considerandone gli aspetti sia psicologici sia filosofico-esistenziali.

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In arrivo nuovi corsi su lutto, morte e morire

In arrivo nuovi corsi su lutto, morte e morire

All’interno della proposta formativa della neonata Scuola Capitale Sociale, ci preme segnalare il percorso Tanatologico, con corsi ideati appositamente per approfondire i temi legati al lutto, al morire e alla morte.

Destinati sia agli operatori (sanitari, funebri, volontari) sia ai cittadini interessati, i corsi sono attualmente in via di creazione, ma possiamo già anticiparvi alcuni degli argomenti che saranno trattati:

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Il desiderio di continuare a comunicare con i morti: 4 esempi

Che cosa hanno in comune il telefono del vento del giapponese Itaru Sasaki, la serie TV statunitense UPLOAD, il non più attivo Afterlife Telegrams e Radio Deejay?

In apparenza nulla, in realtà sono quattro esempi che mettono in luce il bisogno umano di continuare a parlare con i defunti, di mantenere vivo il dialogo con chi abbiamo amato e perso.

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Chagall e La Fontain: 4 favole sulla morte

Forse non tutti sanno che, nel 1926, a Marc Chagall fu affidato il compito di illustrare le celebri Favole di La Fontaine. L’abbiamo scoperto visitando la mostra “Chagall. Sogno e magia”, allestita a Bologna all’interno di Palazzo Albergati fino al 1° marzo 2020. 

Osservando le magnifiche illustrazioni realizzate da Chagall, non ci siamo stupiti di trovare diverse tavole dedicate al tema delle morte. Ogni favola di La Fontaine ha infatti un profondo significato morale e nasce per svelare gli aspetti più reconditi della natura umana.

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