Pensare alla morte in modo positivo: vantaggi ed esempi

«L’obiettivo del movimento “death positivity” è far uscire la morte dall’armadio, in modo che non sia più percepita come qualcosa di spaventoso, da ignorare e dal quale fuggire, ma diventi parte integrante delle nostre vite». 

Questo è quanto affermato dalla dott.ssa Katherine Kortes-Miller, responsabile della Divisione cure palliative del Centro per l’educazione e la ricerca sull’invecchiamento e la salute della Lakehead University (Ontario, Canada), nell’articolo How death positivity can help you live better

«Pensare alla morte in modo positivo – continua la dott.ssa Kortes-Miller – permette di fare spazio alla morte all’interno delle nostre esistenze, in modo non ossessivo e nemmeno morboso. Si tratta di accoglierla e accettarla come una parte di quello che siamo.  

«Accettare che il nostro destino è la morte può aiutarci a stabilire delle priorità: a quali persone vorremmo dedicare più tempo? Di quali cose possiamo fare a meno e quali invece ci rendono ciò che sono?»

Può anche essere di aiuto a chi resta dopo di noi. «Normalizzando la morte – specifica inoltre la dott.ssa Kortes-Miller – possiamo essere più liberi di confrontarci con i nostri cari, prendendo insieme le decisioni connesse con il morire, la morte e il post-mortem». 

Dell’importanza di confrontarci con i nostri cari su questi argomenti abbiamo già parlato nell’articolo Morte e Post Mortem: 5 domande da porsi finché si è in vita, che vi invitiamo a leggere.

Ma, come si fa a rendere la morte “positiva”?

Nell’articolo sopra citato, la dott.ssa Kortes-Miller parla di tre differenti eventi che aiutano a introdurre i temi legati alla morte nella nostra quotidianità, invitando tutti a partecipare, o a organizzarli:

  1. Death Cafe. È il primo esempio citato dalla dott.ssa Kortes-Miller e ci sentiamo di caldeggiare la partecipazione ai “Caffè della morte” perché noi stessi li abbiamo sperimentati. A Bologna, infatti, da diversi anni la nostra associazione partecipa ai Death Cafe organizzati dal Prof. Francesco Campione dell’Associazione Rivivere e possiamo assicurarvi che è liberatorio poter parlare di morte, e dei timori legati alla morte, senza sentirsi giudicati, in un contesto rilassato e amichevole favorito anche dalla presenza di bevande e pasticcini. 
  2. Death Over Dinner. Si può tradurre con “La morte all’ora di cena”. Si tratta di cene in cui le persone possono discutere di problemi legati al fine vita, alla morte e al post mortem. Il sito dedicato suggerisce anche materiali di lettura, audio e video, che possono essere adoperati per agevolare la discussione. Non ci risulta che vengano fatte anche in Italia, ma nessuno vieta di cominciare a organizzarle. 
  3. Die-alogues. Si tratta di un evento, organizzato dalla stessa dott.ssa Kortes-Miller, in cui le persone vengono divise in piccoli gruppi. Ogni gruppo ha un coordinatore e un tema sul quale discutere. Ad esempio: in che modo vorremmo morire? Che cosa vorremmo per il nostro funerale? Come viviamo la morte sui social network? E così via. 

 

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