Experience Camps: i campi estivi per bambini in lutto

Una bellissima iniziativa, che ci sentiamo di condividere, quella di Experience Camps, associazione senza scopo di lucro, con sede nel Connecticut (USA), che gestisce campi estivi dedicati ai bambini in lutto per la morte di un familiare o di una persona cara.

campi estivi per bambini in lutto

L’associazione organizza campi estivi di una settimana in cinque stati, riuscendo a coinvolgere circa 800 giovani tra scuole elementari e medie inferiori; il tutto gratuitamente, grazie al sostegno di donati e sponsor. 

I bambini vengono indirizzati agli Experience Camps attraverso i gruppi AMA, i centri per il lutto, i consiglieri scolastici, le famiglie e il passaparola.

La maggior parte dei ragazzi, circa il 60%, ha perso una persona cara a causa di violenza, suicidio, incidenti o droga e alcol, quindi hanno vissuto situazioni traumatiche che vanno oltre la perdita di qualcuno che amiamo. 

«La cosa più importante che proviamo a trasmettere – ha dichiarato Dan Wolfson, psicologo e direttore clinico per la parte maschile del campo – è che il dolore non è qualcosa che stiamo cercando di superare o di eliminare. Li aiutiamo a capire che fa parte di noi e li indirizziamo a convivere insieme al dolore, a renderlo parte integrante di quello che sono».

I bambini sono incentivati, in momenti dedicati (come la sera attorno al fuoco) e sotto la guida di personale specializzato, a condividere tutto quello che provano, senza vergogna e senza sentirsi giudicati; ma non vengono costretti a parlare se non se la sentono.

«Ognuno elabora il dolore a modo proprio – continua Wolfson – e alcuni provano maggiore giovamento ad ascoltare le storie degli altri, invece che a raccontare la propria».

La condivisione di esperienze ed emozioni è centrale nella terapia negli Experience Camps: permette ai bambini di sentirsi meno soli perché si rendono conto di non essere gli unici a provare determinati sentimenti.  

Il campo estivo non è però solo terapia, è anche divertimento. Vengono organizzate escursioni, attività sportive, giochi; «Diciamo che – conclude Wolfson – il campo è 80% divertimento e 20% terapia». 

Per approfondire

Leggi l’articolo completo, in lingua inglese, pubblicato su Inquirer 

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