La tradizione del Vecchione tra cremazione e purificazione

Le prime scintille di fuoco, simbolo di purificazione e rigenerazione, verranno accese allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2016. A bruciare, in Piazza Maggiore, sarà il vecchio anno, per fare posto al nuovo.

La tradizione di bruciare il vecchione a Bologna

Come ogni anno, infatti, a Bologna si rinnova la tradizione del Rogo del Vecchione, un fantoccio che viene bruciato con un preciso obiettivo: disfarsi del vecchio anno per fare posto al nuovo, nella speranza che sia sempre migliore.

La tradizione di bruciare il Vecchione si riallaccia a uno dei simboli più importanti del fuoco: quello del fuoco come purificazione e rigenerazione.

Il fuoco rappresenta infatti la purificazione nella sua forma più spirituale, perché avviene tramite la luce, da sempre sinonimo di Verità. 

Il fuoco come elemento che distrugge e purifica è anche alla radice di una delle motivazioni per cui tante persone nel mondo scelgono la cremazione: sono attratte dall’idea di ridurre il corpo in cenere, di riportarlo agli elementi “base”, di liberarsi dal fardello del corpo, ormai inutile.  

«Nell’Ottocento – si legge nel sito del Comune di Bologna – , il vecchione veniva bruciato nel periodo di Carnevale, mentre la tradizione del rogo allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre risale al 1922/1923 quando viene bruciato, per la prima volta in Piazza Maggiore, un Vecchione che rappresenta l’anno appena trascorso

«Il fantoccio, che in origine aveva le sembianze di un vecchio, veniva realizzato in paglia e stracci da artigiani del territorio; negli anni bisestili veniva realizzata una vecchia».

Al giorno d’oggi il Vecchione ha un’altezza che deve superare i 12 m e viene realizzato con materiali non inquinanti (legno, carta, cartone, stoffe naturali come cotone e yuta) su progetto di un’artista locale ogni anno diverso.

Quest’anno, in particolare, c’è una grande aspettativa per il vecchione che verrà realizzato.

L’artista scelto per progettare e seguire i lavori di costruzione è infatti del fumettista e illustratore Andrea Bruno. Nato a Catania nel 1972, vive e lavora a Bologna. 

I suoi lavori sono apparsi su numerose riviste e antologie italiane e internazionali e, ormai da diversi anni, è docente di Arte del fumetto all’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

«Nelle tavole di Andrea Bruno – si legge nella presentazione dell’artista redatta da Il Festival della Filosofia 2016 – le figure sono rappresentate attraverso una sorta di lotta visiva fra i grovigli e le macchie d’ inchiostro che erodono il foglio da disegno e gli spazi bianchi la cui una luminosa potenza emerge dal nero»

I suoi lavori raccontano sempre storie di marginalità, anche se non si tratta di una scelta esplicitamente politica o di “denuncia”; l’interesse dell’artista è più incentrato verso la «voglia di creare un mondo, delle immagini, delle atmosfere».

Atmosfere che sono spesso ispirate dalla volontà di Andrea di parlare dei segni e delle trasformazioni che la guerra o le catastrofi naturali (come il terremoto) imprimono sulle città e sugli uomini.

Un’artista certamente interessante che saprà dare al vecchione 2016/2017 un’impronta di sicuro unica.

Per chi fosse interessato, di seguito condividiamo il video su uno dei fumetti di Andrea Bruno: 

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