La rivoluzione della cremazione

«La maggioranza delle persone se n’è accorta a malapena, ma la cremazione oggi rappresenta una straordinaria rivoluzione storica e culturale», questo è quanto dichiarato da Philip Jenkins nel suo recente articolo su Patheos*.

Illustre professore di storia dell’Institute for Studies of Religion alla Baylor University, in Texas (USA), analizza l’evoluzione della cremazione, sottolineando che essa è passata da “pratica mostruosa e selvaggia” a una scelta “completamente normale, approvata e persino preferita”.

Urne cinerarie

«Dal tempo della conversione nel IV e VI secolo – scrive il Prof. Jenkins – fino a tempi tutto sommato moderni, la cremazione non era assolutamente un’opzione, anzi era severamente vietata dalla legge. Si pensi che, in Inghilterra, la cremazione era equiparata allo smaltimento illegale di cadavere, o all’abuso di cadavere, e si è iniziati a proporla solo a partire dalla fine dell’800.

«L’Inghilterra ebbe infatti il suo primo impianto crematorio nel 1880, anche se la sua operatività era largamente osteggiata dai cittadini e limitata dall’assenza di una legge, che arrivò solo nel 1902 grazie all’attivismo del gallese William Price, che aveva iniziato la sua battaglia legale in favore della cremazione nel 1884.

«Più in generale, fu la massoneria a lottare per il riconoscimento ufficiale di questa pratica. Come si legge nell’Enciclopedia Cattolica del 1908: “La campagna si aprì in Italia, i primi tentativi furono fatti da Brunetti, a Padova, nel 1873. Numerose società per la cremazione furono fondate dopo questo primo passo, a Dresda, Zurigo, Londra, Parigi. Nell’ultima città fu istituito un crematorio a Pere Lachaise, in seguito all’approvazione della legge del 1889 relativa alla libertà dei riti funebri”».

Due erano gli ostacoli principali alla liberalizzazione della cremazione:

  1. Il fuoco. Nel pensiero tradizionale, l’elemento del fuoco era associato alla dannazione e all’inferno. Quell’immagine è rimasta forte nel pensiero e nella cultura popolare fino al ventesimo secolo
  2. Il corpo. Considerato il tempio vivente di Dio, lo strumento della virtù celeste, santificato così spesso dai sacramenti, era considerato sconveniente che il corpo umano venisse bruciato, trasformandosi in cenere e quindi diventando “indisponibile”.

«È stata necessaria – continua il Prof. Jenkins – una lunga e profonda trasformazione per tracciare la distinzione critica tra il fuoco come punizione e il fuoco come purificazione, per rendere “accettabile” la dissoluzione del corpo in cenere.

«In quanti si sono resi conto che si è trattata di una vera e propria rivoluzione? Quante persone sanno che solo a partire dal 1966 al clero cattolico è permesso di officiare alle cremazioni e che, sempre in quegli anni, solo il 4% degli americani veniva cremato e che, oggi, l’America ha raggiunto il 53%, superando le altre forme di sepoltura

Differenze territoriali

Interessante, infine, un dato che lo storico americano ci fa notare. Il Prof. Jenkins afferma che: «Esiste ancora una sostanziale divisione regionale, che ha una certa correlazione con i gradi di religiosità e di pratica religiosa: i meridionali sono ancora più riluttanti alla cremazione rispetto agli occidentali». 

Non possiamo fare a meno di notare che tale differenza esiste anche tra Nord e Sud Italia e che è certamente da mettere in correlazione con una laicità che caratterizza più il Nord che il Sud. 

I colombari

Alla luce di tutti questi dati, il Prof. Jenkins trova stupefacente un fenomeno che non si è diffuso in Italia: la creazione di colombari all’interno di chiese e parrocchie. «Considerato l’ostracismo che la Chiesa ha nutrito verso la cremazione – afferma – trovo incredibile che negli edifici religiosi vengano riservati spazi e nicchie alla conservazione delle urne cinerarie». 

Lo storico documenta che, in America, i colombari sono presenti sin dal 2002, «quando l’arcidiocesi cattolica romana di Los Angeles inaugurò la nuova Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli, che già comprendeva un colombario».

Per approfondire

Leggi l’articolo di Philip Jenkins pubblicato su Patheos

Seguici su
Facebook Twitter Youtube
Archivio Notizie