Nuove risposte su Stonehenge grazie alla cremazione

Cinquemila anni fa, il popolo di Stonehenge ha sepolto le ceneri di 58 corpi cremati sotto l’antico e misterioso sito collocato vicino ad Amesbury, in Regno Unito.

Gli archeologi hanno creduto a lungo che i resti appartenessero a persone legate al monumento, ma per oltre un secolo non hanno potuto capire da dove venissero o perché erano sepolti lì. Ora, nuovi e avanzati studi di questi resti hanno permesso di fornire alcune risposte.

Nuove ricerche sulle cremazioni di stonehenge

Foto da pixabay.com

A Stonehenge, le sepolture furono infatti scoperte nel 1919. Le ceneri della cremazione erano state sepolte all’interno di contenitori organici ormai scomparsi, forse borse di cuoio, e interrate in pozzi rotondi vicino al monumento (curiosamente, anche in corrispondenza di queste fosse – un tempo – erano state posate delle pietre erette). 

La datazione dei resti ossei rivelò che le ceneri di cremazione erano state interrate durante le prime fasi della costruzione di Stonehenge, quindi tra il 3000 e il 2480 a.C., ma i primi ricercatori non furono stati in grado di ricavare altre informazioni perché, ovviamente, la cremazione aveva ridotto tutto in cenere e cancellato il DNA dalle ossa. 

Oggi, però, i nuovi studi condotti da Christophe Snoeck, un archeologo dell’Università di Oxford nel Regno Unito, hanno permesso di estrapolare tantissime nuove informazioni grazie all’analisi di un elemento chimico: lo Stronzio*, che può rivelare dove il defunto aveva vissuto nei dieci anni prima della morte.

«Normalmente – afferma Snoeck – le ossa non sono adatte a questa forma di analisi, perché assorbono lo Stronzio dal terreno “offuscando il segnale biologico”.

Allo stesso tempo, come dimostrato solo in tempi molto recenti, le alte temperature della cremazione modificano la struttura dell’osso, sigillando lo Stronzio ivi presente al momento della morte».

Il team capitanato da Snoeck ha dunque studiato 25 degli individui cremati e interrati a Stonehenge. Lo stronzio nelle loro ossa suggerisce che almeno 10 vivevano nella Gran Bretagna occidentale, molto probabilmente dal Galles occidentale, quindi lontani da Stonehenge.

I restanti 15 individui sembrano aver vissuto nella regione locale di Stonehenge, almeno nell’ultimo decennio della loro vita.

Un’altra scoperta intrigante: utilizzando l’analisi degli isotopi a infrarossi e del carbonio delle ossa, i ricercatori hanno dimostrato che la legna utilizzata per la cremazione di alcuni corpi non proviene dalla regione di Stonehenge, quanto piuttosto dai boschi che si trovano in Galles; questo li porta a sostenere che alcuni individui siano stati cremati lontano da Stonehenge e poi portati sul luogo per la sepoltura.

«Le scoperte attuali – conclude Smith – implicano che il legame tra Stonehenge e il Galles occidentale non solo si è limitato alle prime fasi dell’attività monumentale (alcune delle gigantesche rocce del monumento, note come Bluestones, provengono infatti dalle cave delle Preseli Hills – una serie di colline nel Galles occidentale a 220 chilometri di distanza da Stonehenge), ma che questa relazione è stata mantenuta per molti secoli».

Note al testo

*In estrema sintesi: dal suolo, lo Stronzio entra nelle piante che mangiamo e, da esse, vengono incorporate nei tessuti lasciando una sorta di firma nelle ossa. Siccome i livelli di stronzio differiscono a seconda della geologia locale, confrontando i livelli di stronzio registrati in luoghi diversi con quelli trovati nei resti umani, è possibile ricostruire dove ha vissuto una persona nell’ultimo decennio di vita.

Per approfondire

Leggi gli articoli pubblicati su www.sciencemag.org e su www.nature.com

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