Nuovo studio sugli effetti della musica nelle terapie palliative

I pazienti che ascoltano musica suonata dal vivo, come parte integrante all’interno di un programma di cure palliative, si sentono meglio sia emotivamente sia fisicamente e necessitano di meno farmaci a base di oppioidi. Questo è quando dimostrato da un nuovo studio condotto negli USA.

Uno studio sugli effetti della musico-terapia

La ricerca è stata condotta nel corso del 2017 in due strutture sanitarie dello Stato di Rhode Island (il Kent Hospital e la clinica Women and Infants) e ha coinvolto un totale di 46 pazienti gravemente malati

I medici hanno offerto ai pazienti la possibilità di far suonare un flautista nelle loro stanze, come parte integrante delle terapie palliative ai quali erano sottoposti. 

L’obiettivo alla base dello studio era dimostrare che la musica potesse avere benefici sui pazienti a livello psichico ed emotivo, aiutandoli a combattere i sintomi e migliorandone lo stato d’animo; ma i risultati ottenuti hanno superato le aspettative dei medici stessi. 

I ricercatori autori dello studio, capitanati dalla flautista Cynthia Peng, studentessa al terzo anno alla Brown University e specializzata in Arts and Humanities*, hanno infatti raccolto prove che suggeriscono una tendenziale diminuzione dell’uso di farmaci oppioidi nei pazienti che hanno optato per l’intervento musicale. 

I dettagli della ricerca

I pazienti hanno:

  • compilato una versione a sei domande della scala di valutazione dei sintomi di Edmonton, progettata per ottenere la prospettiva di un paziente sui loro sintomi;
  • risposto a domande su dolore, ansia, depressione, nausea, mancanza di respiro e sensazioni generali di benessere prima e dopo l’intervento musicale;
  • risposto a quattro domande aperte sulla loro esperienza con la musica dopo averla ascoltata.

I ricercatori hanno scoperto che le risposte potevano essere raggruppate in cinque categorie generali: spiritualità, conforto, connessione, fuga e riflessioni. In tutti i casi, la musica aveva dato ai pazienti conforto, forza e serenità

«Molti tra i pazienti che ho incontrato – ha dichiarato Cynthia Peng – erano ricoverati per lunghi periodi di tempo. Famigliari e amici potevano certo venire in visita, ma per la maggior parte del tempo erano soli.

«La musica ha permesso loro di vivere un’esperienza piacevole, dedicata a loro, e si è rivelata preziosa quando si sono trovati di fronte a decisioni difficili, al dolore e alla gestione dei sintomi, a fare i conti con la fine della vita.»

La musica negli ospedali? Chissà…

Lo studio è stato eseguito per un breve periodo di tempo e su un numero limitato di pazienti, ma Peng spera che, avendo dimostrato che la musica può avere un’influenza sull’uso dei farmaci, gli amministratori delle strutture sanitarie possano prendere in considerazione l’inclusione della musico-terapia nella cura del paziente.

«La musica non dovrebbe rimanere rinchiusa nelle sale da concerto – ha concluso Peng – e spero che più ospedali e strutture sanitarie possano rendere la musica accessibile come fonte di conforto per i pazienti e per le loro famiglie».

Per approfondire: 

Si legga l’articolo completo Music in palliative care improves patient well-being, study finds

Nota di redazione: 

*Arts and Humanities è un programma della Georgetown University che mira a integrare musica, scrittura, danza e arti visive nell’assistenza terapeutica al paziente. Per maggiori informazioni: https://lombardi.georgetown.edu/artsandhumanities

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