Tutti soffrono per un lutto, quindi sii gentile

Leggendo l’articolo pubblicato da John Pavlovitz, un pastore americano di fede cristiana noto per i suoi scritti sociali e politici, ho subito pensato che stava esprimendo un concetto estremamente semplice, eppure sono così poche le persone che considerano il lutto nella sua prospettiva.

di Alice Spiga, direttrice SO.CREM Bologna

Tutti soffriamo per un lutto

John Pavlovitz dice: tutti noi soffriamo per un lutto. Tutti noi siamo addolorati. Non solo perché abbiamo subito la morte di qualcuno accanto a noi, ma perché, vivendo, sperimentiamo ogni giorno la perdita di qualcosa o di qualcuno

Può essere un matrimonio che si è sgretolato, la preoccupazione perché non riusciamo ad arrivare a fine mese, i figli che hanno problemi a scuola, la perdita di un lavoro… 

«Forse non piangono l’improvvisa, tragica scomparsa di un genitore – scrive nel suo articolo Everyone Around You is Grieving. Go Easy.  – ma le persone ferite, esauste e devastate dal dolore sono dappertutto, ogni giorno inciampano intorno a noi, e tuttavia la maggior parte delle volte siamo ignari del loro dolore.

Possono essere:

  • Genitori i cui figli sono malati terminali
  • Coppie nel mezzo di un divorzio
  • Persone in lutto per la perdita di persone care
  • Bambini vittime di bullismo a scuola
  • Adolescenti che pensano al suicidio
  • Persone che soffrono per l’anniversario della morte di una persona cara
  • Genitori preoccupati per un figlio adolescente depresso
  • Famiglie che non sanno come arrivare a fine mese
  • Genitori single senza aiuti (e con carenze di sonno)».

Secondo John Pavlovitz, tutti possono essere addolorati, preoccupati o intimoriti, ma nessuno gira per la strada con un cartello sul petto con scritto “Sto soffrendo”, per cui l’unica soluzione che abbiamo nei confronti degli altri è essere gentili, compassionevoli e rispettosi, perché non possiamo sapere che cosa l’altro stia attraversando. 

«La maggior parte delle persone è appesa a un filo – conclude – e la nostra gentilezza può essere quel filo».

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