Il disagio di parlare con chi ha subito un lutto

Una ricerca condotta nel Regno Unito ci permette di riflettere su l’importanza di imparare a gestire il dolore, il lutto e la morte non solo quando ci riguardano direttamente, a seguito del decesso di una persona cara, ma anche quando a soffrire è qualcun altro. 

Secondo i dati raccolti, infatti, oltre la metà degli inglesi non si sente a proprio agio nel parlare con qualcuno che ha appena vissuto un lutto.

La ricerca è stata effettuata da ComRes per la Dying Matters Coalition, organizzazione britannica che aiuta le persone a relazionarsi con il morire, con la morte e con il lutto.

Grazie a un sondaggio online, sono stati coinvolti 2.085 adulti, in un periodo compreso tra il 15 e il 17 aprile 2016. Il campione per l’indagine è stato ponderato per risultare rappresentativo di tutti gli adulti di età superiore ai 18 anni residenti in Gran Bretagna.

Secondo quanto emerso dall’analisi dei dati, il 72% degli intervistati conosce qualcuno che ha subito di recente un lutto; di questi, uno su quattro (pari al 26%) ha ammesso di non aver saputo che cosa dire, il 40% è riuscito a parlare della persona deceduta solo dopo che è stata menzionata da chi ha vissuto il lutto in prima persona. Uno su dieci (ovvero il 9%) ha evitato del tutto di parlarne e il 4% ha anche evitato di incontrare la persona in lutto.

Tony Walter, direttore del Centre for Death & Society, ha così commentato: “Non mi sento di affermare che, nel Regno Unito, parlare di morte e di lutto sia un tabù, però è certamente un argomento che le persone non si sentono di affrontare con tranquillità e che, spesso, evitano; non sanno cosa dire e così preferiscono mantenere le distanze.

“Questo atteggiamento risente, in parte, di una carenza nelle norme sociali in materia di morte e lutto e, allo stesso tempo, riflette un cambiamento che stiamo vivendo nell’approccio con la perdita, con la tristezza e con il dolore.

“Negli anni ’60 del ‘900, infatti, si è passati da una cultura che vedeva nel controllo dei propri sentimenti un sinonimo di forza, rettitudine e coraggio (il concetto Churchilliano del labbro superiore sempre rigido, che mai tremola, è stato predominante fino a tutta la Seconda Guerra Mondiale) all’idea che sia giusto, sano e positivo esprimere i propri sentimenti.

“Si tratta quindi di una conquista abbastanza recente, per cui non stupisce che gran parte della popolazione non sappia bene come comportarsi di fronte a un lutto. Senza contare che, grazie ai miglioramenti in campo medico e al clima sostanzialmente di pace in cui viviamo, la maggior parte dei bambini raggiunge l’età adulta senza aver avuto esperienza diretta del lutto e della morte.

“Imparare a parlare della morte e del lutto è dunque di grande importanza nel Regno Unito: i tempi sono cambiati e la comunità ha bisogno di creare modalità condivise per imparare a gestire al meglio il dolore, la perdita e il lutto, non solo quando ci tocca direttamente, ma anche quando investe gli altri”.

 

Per maggiori informazioni

Si consiglia la consultazione dell’articolo pubblicato sul sito del Centre for Death & Society

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