L’ospedale dove la musica riduce ansia e stress

L’unità di terapia intensiva dell’Istanbul Memorial Hospital potrebbe sembrare uguale a qualsiasi altro ospedale moderno. Eppure…

La musica aiuta contro ansia e stress

Il Dr. Bingür Sönmez, chirurgo cardiaco da oltre 30 anni, per calmare i pazienti ricoverati nell’unità di terapia intensiva dell’Istanbul Memorial Hospitale e farli sentire a proprio agio, interpreta musiche tradizionali accompagnandosi con il flauto Ney.

«Sin dai tempi dell’Impero Ottomano – dichiara Sönmez – nel nostro paese abbiamo utilizzato la musica negli ospedali, in particolare per il trattamento di pazienti psichiatrici. Per questo ho pensato: perché non provare anche in terapia intensiva?»

Per dimostrarne i benefici, l’ospedale ha tenuto sotto osservazione 22 pazienti, misurando il loro livello di stress su una scala da 1 a 10. Il risultato? Già dopo una breve performance musicale, la frequenza cardiaca dei pazienti era diminuita in media del 15%, mentre dopo 20 minuti di musica, il livello di stress era calato da una media di 7 a 3.

«Abbiamo registrato la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa sistolica e diastolica, la frequenza respiratoria, i livelli di ossigenazione, la saturazione di ossigeno del sangue – specifica il dottore – e tutti i parametri erano migliorati dopo 20 minuti di musica».

L’impatto della musica su ansia e stress è ben documentato anche da altri studi medici e ricerche scientifiche. Il neuroscienziato Damir Janigro della Cleveland Clinic’s Arts & Medicine Institute, con sede a New York, ha condotto uno studio che dimostra l’effetto calmante della musica melodica su pazienti sottoposti a intervento chirurgico al cervello.

«Con la musica giusta – ha dichiarato Janigro – i pazienti arrivano in sala operatoria più rilassati e questo significa non solo che le procedure richiedevano meno farmaci (ad esempio quelli impiegati per controllare la pressione del sangue, che aumenta con lo stress), ma anche che i pazienti potevano contare su tempi di recupero più veloci e una degenza più breve».

E mentre Janigro ha utilizzato un iPod per “somministrare” musica ai pazienti della sua ricerca, Sönmez si è spinto oltre, suonando musica dal vivo, così da ricalcare le pratiche terapeutiche tradizionali.

«Certo – conclude Sönmez – la musicoterapia non può sostituirsi alle terapie della medicina tradizionale però, se usata nel modo corretto, può certamente aiutare ad alleviare le sofferenze, a limitare gli effetti dannosi dello stress e dell’ansia e a rendere la degenza più piacevole».

 

Per approfondire

Si consiglia la lettura dell’articolo completo, in lingua inglese, pubblicato su www.pri.org

Si consiglia la lettura dell’intervista a Ferdinando Suvini sul ruolo della musicoterapia nell’elaborazione del lutto.

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