Lettera aperta alle Socrem italiane

di Franco Lapini, presidente Federazione Italiana Cremazione
PREMETTO molto sinceramente che, se anche qualcuno dovesse sentirsi “disturbato” dalle mie considerazioni, non mi importa. Mi sentirei molto più in colpa per non aver esternato le mie convinzioni che per il pensiero di aver scosso qualcuno da un “assopimento” pluridecennale. La mia analisi sarà condivisa o no, non lo so. So solo che per il bene delle Socrem e, conseguentemente, della Federazione dobbiamo affrontare i problemi che abbiamo di fronte.

Per gestire un’attività – di volontariato, ma anche commerciale o produttiva – è necessario assimilare i fondamentali, le esperienze e la storia del settore in cui si opera. Pur mantenuti, questi elementi vanno adeguati al presente e proiettati verso il futuro. Solo così è possibile conservare il radicamento nel territorio e la collaborazione con le istituzioni.

Oggi è venuto il momento di rimettere in discussione noi stessi, il nostro modo di agire, di operare, di stare insieme ai cittadini e alle pubbliche amministrazioni. Se non facciamo questa riflessione, mostreremo debolezza e incertezza.

Da più parti si vorrebbero promuovere azioni legali contro quei soggetti terzi (come le Icrem) che ci fanno concorrenza. Vorremmo, diciamolo fuori dai denti, che nessuno venisse a disturbare il nostro assopimento.

Siamo certi di avere tutte le carte in regola per affrontare una battaglia legale? Siamo convinti che gli altri siano veramente fuori dalle regole? Io credo che, salvo alcune verifiche, l’unica cosa importante da fare sia attrezzarci per arginare l’emorragia di attenzioni verso le nostre Socrem.

Altrimenti potremo solo rivendicare la nostra storia passata, forse quella odierna, ma non avremo un futuro. Forse saremo nominati in qualche convegno e indicati come… un monumento da visitare.

Benigni una volta ha osservato: “Iniziare un nuovo cammino spaventa ma, dopo ogni passo che percorriamo, ci rendiamo conto di quanto sarebbe stato pericoloso rimanere fermi”.

La richiesta di cremazioni è in crescita. Negli ultimi tre anni la crescita media sul territorio nazionale è stata tra il 12% e 15%. Quella più alta, anzi altissima, è stata riscontrata al Sud. Certo: quando i numeri sono piccoli registrare alte percentuali è più facile. Ma si tratta comunque di un passo avanti. Ne è testimone Augusto Bricola per la Sicilia, io per Cosenza. La Sardegna si sta muovendo, a livello di pubblica amministrazione, per costruire gli impianti e offrire il servizio, la Puglia e la Campania sono anch’esse interessate a fare dei passi avanti. La Socrem di Campobasso mi ha invitato per settembre alla presentazione del progetto per la costruzione di un impianto crematorio.

Nelle aziende commerciali i dirigenti, pur avendo conseguito gli obiettivi stabiliti, invitano i venditori a riflettere e verificare se effettivamente hanno sfruttato ogni potenziale di crescita del mercato. Proviamo a farlo anche noi.

Sono certo che, insieme, sarà possibile dare alle nostre organizzazioni un’immagine pubblica forte, organizzata, consapevole, disponibile alla collaborazione e certa di poter tutelare gli atti testamentari che i soci ci lasciano con l’autorevolezza che la legge ci chiede.

Vorrei che ognuno di noi si convincesse che questa è una discussione inevitabile – un po’ come avere una carie: o andiamo dal dentista oppure smettiamo di lamentarci.

Esorto le singole Socrem a dedicare le riunioni dei propri consigli direttivi all’elaborazione di un progetto che consenta loro di essere più legate al territorio. Naturalmente, ci sono Socrem più ricche e/o più attive che già lavorano in questo senso. È abbastanza? Forse anch’esse potrebbero offrire di più. Le Socrem più povere, quelle che hanno pochi iscritti e quindi poche risorse, penseranno di essere escluse da questa analisi. No. Sono proprio queste ultime che le altre, più solide, hanno il dovere di aiutare, impegnandosi a trovare una soluzione percorribile. Sono convinto che ogni Socrem possa implementare un’attività che la aiuti a essere più visibile e a intercettare il proprio pubblico.

Abbiamo ancora tempo. Fino all’aprile 2016 possiamo discutere, ma per quella data vorrei avere un progetto da proporre alla ratifica dell’Assemblea per far sì che i nuovi dirigenti possano subito seguire una direzione precisa. In base a ciò che decidiamo e a ciò che verrà con la definizione del Terzo Settore e il DDL 1611, dovremo e/o potremo aggiornare il nostro Statuto. La circolare inviata come informativa sulla Figura Giuridica è solo il primo passo.

Attenzione: non sostengo la “rivoluzione” o lo stravolgimento di ciò che siamo. No. Sto solo chiedendo che si prenda coscienza dei precisi compiti che dobbiamo assolvere.

C’è una possibilità alternativa: decidere di proseguire nel nostro tran-tran quotidiano e morire piano piano. Perché questo sarà il destino: le P.A. e le imprese private si faranno spazio senza vincoli ideali, senza legami statutari, sul filo della legalità. Bisogna frenare tutto questo perché altrimenti la cremazione, che vogliamo attenta, solidale, cerimoniosa, diverrà un semplice espediente per lo smaltimento dei cadaveri.

La crescita va continuamente stimolata e nulla avviene per fatale combinazione.

Come disse una volta Albert Einstein, la mente è come un paracadute: funziona solo se si apre.

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