Più anziani e più soli: chi si prenderà cura di noi? | Dati ISTAT

Lunedì 28 maggio, in occasione del Caregiver Day, abbiamo colto l’occasione per partecipare al convegno “La cura al centro: secondo atto”, organizzato dall’associazione CARER Emilia Romagna*

Un incontro di grande interesse, che ci ha permesso di approfondire la figura del Caregiver Familiare in relazione ai mutamenti che il contesto sociale italiano sta vivendo. 

evento caregiver day a bologna

Da un lato, come dichiarato dal demografo bolognese Gianluigi Bovini nel corso del suo intervento al convegno, la popolazione è destinata a vivere sempre più a lungo.

Secondo una recente analisi svolta dall’ISTAT, specifica Bovini, nei prossimi cinquant’anni l’età media dovrebbe allungarsi di cinque anni per tutta la popolazione, tanto che la speranza di vita alla nascita dovrebbe salire da 81,5 anni nel 2016 a 86,6 anni nel 2065 per gli uomini e da 85,5 anni nel 2016 a 90,2 anni nel 2065 per le donne (dati Emilia Romagna). 

Il picco di invecchiamento dovrebbe “colpire” l’Italia nel quinquennio 2045-2050, quando si dovrebbe riscontrare una quota di ultra sessantacinquenni pari al 34% della popolazione esistente. 

Gianluigi Bovini, demografo

Gianluigi Bovini durante il suo intervento al convegno.

Vivremo più a lungo, quindi, però saremo più soli. Sempre secondo le statistiche ISTAT presentate da Bovini, le famiglie italiane stanno diventando sempre più precarie a causa di due tendenze principali: 

  1. Il calo delle nascite. Nel 2016, in Emilia Romagna, si sono registrati poco più di 34000 nati e oltre 49000 decessi, con un saldo negativo di circa 14000 unità che, secondo le statistiche, dovrebbe salire a 18000 nel 2025, 21000 nel 2045 e 28000 nel 2065. 
  2. L’aumento dei flussi migratori sia interni (dal Sud al Nord del Paese) sia esterni (i giovani che, sempre più spesso, decidono di trasferirsi all’estero in cerca di opportunità di lavoro e di vita); in entrambi i casi, i genitori sono destinati a invecchiare senza il supporto dei figli. 

Ulteriore fattore da considerare: la generale tendenza delle famiglie a spostarsi dal centro delle città alle periferie rurali; movimento che rischia di generare anziani isolati e più difficili da assistere.

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E il ruolo del caregiver familiare?  

La sanità italiana si è sempre largamente fondata su quello che viene definito “welfare familiare”, nel quale è la famiglia a farsi carico e a prendersi cura dei componenti più fragili. 

In un contesto dove le reti famigliari si stanno trasformando – come si diceva, le persone sono sempre più anziane, sole e isolate – questo modello è destinato a entrare in crisi

Se le coppie fanno sempre meno figli, e questi ultimi tra l’altro vanno a vivere lontani dal paese di origine, chi si prenderà cura dei genitori quando saranno anziani o malati? 

Marco Ingrosso

Marco Ingrosso, docente di sociologia della salute e della cura all’Università di Ferrara durante il convegno.

In risposta a questo quesito, vi segnaliamo alcuni spunti emersi grazie ai relatori del convegno; spunti sui quali si dovrebbe lavorare in maniera sinergica tra pubblica amministrazione, cittadini, associazioni: 

  1. Investire tempo e risorse nella promozione dell’invecchiamento attivo, così da invecchiare nel migliore dei modi possibili; 
  2. Creare punti di informazione: sportelli sociali dove chi ha bisogno di cure e assistenza possa trovare tutte le informazioni;
  3. Istituire un sistema previdenziale che riconosca dei contributi a chi, per prendersi cura di un famigliare, è costretto a lasciare il lavoro;
  4. Investire nella formazione per la crescita della figura dell’assistente sociale;
  5. Guardare all’esempio di altri paesi, come la Svezia, la Francia e la Germania, che sin dal 1990 hanno investito fondi per la creazione di piani a sostegno degli anziani;
  6. Diventare parte attiva nel processo di cura, esercitando i diritti di cui ogni cittadino può avvalersi in materia sanitaria grazie alle leggi attuali, in particolare la Legge 15 marzo 2010, n. 38, “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” e la Legge 22 dicembre 2017, n. 219 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

E il ruolo di SO.CREM Bologna?

A seguito della partecipazione a questo convegno, la nostra associazione si è resa ancora più conto dell’importanza del proprio ruolo all’interno di una società che, come abbiamo visto, sta vivendo profonde trasformazioni. 

Sono tantissime, infatti, le persone sole che – senza la nostra presenza – non avrebbero potuto ottenere l’autorizzazione alla cremazione; e sono tante le famiglie, i caregiver e gli assistenti sociali che si rivolgono a noi anche solo per un confronto su come si ottiene la cremazione o su come si svolge un funerale con la cremazione. 

Insieme all’allungamento dell’aspettativa di vita, inoltre, abbiamo potuto constatare un progressivo allontanamento del pensiero della morte: le persone tendono ad affrontare il discorso all’ultimo momento possibile, oppure evitano del tutto di parlarne, e i famigliari si ritrovano soli, spaesati, senza sapere come affrontare non solo la perdita, ma anche tutte le incombenze legate a quella perdita. 

Come SO.CREM Bologna, e come parte della Federazione Italiana per la Cremazione, continueremo a portare avanti l’opera di sensibilizzazione sui temi relativi al fine vita, alla morte e al destino del corpo dopo la morte, restando a disposizione di tutti coloro che necessitino di risposte su questi temi.

Note al testo:

*CARER Emilia Romagna
Società cooperativa che opera nel campo del welfare assistenziale e per l’inclusione sociale, con particolare riferimento alla qualificazione dei carer familiari, delle assistenti familiari, degli operatori socio-sanitari.

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