3 modi innovativi per affrontare il pre-lutto

Grazie all’intervista pubblicata da Funeral Zone, vi presentiamo tre metodi che gli hospice inglesi stanno sperimentando per aiutare le famiglie e i malati ad accettare e affrontare il sentimento di pre-lutto.

Quando ci si ritrova ad affrontare la malattia terminale di una persona cara, infatti, i sentimenti che si provano sono spesso difficili da riconoscere e affrontare.

Dolore, rabbia, frustrazione, senso di impotenza spesso vengono repressi e rimandati, talvolta perché ci si sente quasi in colpa a provarli prima che la persona amata sia deceduta, talvolta perché ci si lascia sovrastare e, più o meno consciamente, distrarre dai problemi pratici legati alla gestione della malattia.

Secondo quanto riportato da Jane Murray, infermiera che da oltre 25 anni lavora all’interno del circuito degli hospice Marie Curie: «Molte persone che si trovano ad affrontare la malattia terminale di una persona cara non sono consapevoli del fatto che stanno già sperimentando sentimenti associabili al lutto.

«Allo stesso tempo, riconoscere il pre-lutto, anzidetto dolore anticipatorio, può essere un passo fondamentale per aiutare le famiglie ad attraversare uno dei momenti più difficili dell’esistenza».

Le famiglie tendono infatti a cercare un sostegno emotivo dopo la morte della persona amata (il ché è giustissimo), ma nel caso delle malattie terminali sarebbe meglio iniziare prima, finché la persona amata è in vita, così da ottenere aiuto e sostegno in una fase di dolore e sofferenza che, talvolta, è anche più grande del lutto stesso.

«Le persone che chiedono sostegno prima – continua la Murray – spesso hanno meno bisogno a decesso avvenuto, perché hanno già riconosciuto il dolore per la perdita e hanno già iniziato a introiettare i meccanismi di “adattamento” alla nuova esistenza che li attende, ovvero quella senza la persona amata».

In particolare, la Murray ha avuto modo di sperimentare gli effetti positivi di un percorso di sostegno e aiuto ai famigliari e ai malati terminali ideato all’interno dei citati hospice Mary Curie e basato principalmente sull’importanza, per la famiglia e per il malato, di condividere momenti di valore da custodire e da ricordare, evitando il senso di isolamento che spesso connota la malattia terminale.

Vediamolo insieme:

Come affrontare il dolore pre-lutto

1.

Creare foto-ricordi

Uno dei cardini su cui si basa questo percorso è il Making memories. Le famiglie vengono spronate a cercare insieme dei modi per creare e condividere ricordi.

«Può essere qualsiasi cosa – dice la Murray – dal parlare di un argomento che è stato rimandato per troppo tempo al farsi raccontare storie di famiglia fino a scattare fotografie per creare assieme un album di ricordi, che resterà alle generazioni future.»

2.

Scrivere una lettera o… registrare un messaggio

Se il paziente è ancora in grado, il team del Mary Curie consiglia di fargli scrivere una o più lettere, indirizzate ai vari componenti della famiglia. Oppure, continua la Murray: «Il messaggio può anche essere registrato o video-registrato. La voce è una delle prime cose che viene dimenticata, e invece è così importante perché, al pari di altri suoni, è in grado di portare alla memoria emozioni e ricordi che possono essere di grande aiuto nell’elaborazione del lutto.»

>>A questo proposito, si legga l’intervista al prof. Suvini sul ruolo della musicoterapia nell’elaborazione del lutto<<

3.

Scrivere o dettare un testamento “emotivo”

Il testamento emotivo è qualcosa di diverso da quello che si redige davanti al notaio, dove si spartiscono i beni materiali e si lasciano scritte le proprie volontà; nel testamento emotivo si può scrivere qualsiasi cosa, come: a chi lasciare in eredità “la ricetta segreta di famiglia”, “il film preferito”, “il libro che più si è amato”, cose del genere.

«Significa lasciare qualcosa di sé agli altri che ha un valore più profondo rispetto al denaro o alle proprietà immobiliari», conclude la Murray.

Anche in questo caso, la famiglia potrebbe partecipare, rievocando storie e aneddoti lontani che, altrimenti, andrebbero perduti per sempre.

Una conclusione

Come si può facilmente intuire, a prescindere dal mezzo scelto (scrittura, foto, video, audio), l’importante è che venga coinvolta tanto la famiglia quanto il paziente perché questi momenti trascorsi insieme sono preziosi per chi sta morendo e per chi resterà.

 

Nota di redazione

Questo articolo è ispirato dalla lettura dell’intervista a Jane Murray pubblicata su www.funeralzone.co.uk

Per approfondire

Chi volesse maggiori informazioni sull’argomento, in Italia segnaliamo l’Associazione Rivivere, specializzata nell’offrire un servizio di aiuto psicologico per chi si trova in una situazione di crisi (ad esempio: pre-lutto, lutto, separazione, perdita del lavoro).

Ricordiamo anche che, grazie a una convenzione stipulata con SO.CREM Bologna, i nostri soci interessati hanno diritto a un primo colloquio gratuito e, nel caso in cui decidano di iscriversi a Rivivere per usufruire di altri incontri, possono farlo con uno sconto del 20%.

Seguici su
Facebook Twitter Youtube
Archivio Notizie